sabato 3 marzo 2012

Cenerentolo a Gemona



Le scarpette di Dario proprio non si trovano. Partiamo alle dieci e mezza, con un'ora di ritardo, quando Dario si arrende e accetta di sottoporre i suoi piedi alla stretta delle mie scarpette n. 41. Una pausa al supermercato di Povoletto e si riparte, in questa splendida giornata, verso Gemona. Le pareti purtroppo sono ancora in ombra, ma in compenso sono quasi completamente libere. Appena stacco il piede dalla linea orizzontale mi rendo conto che il corpo sale, mentre la testa rimane laggiù. Ci vuole un po' prima di riuscire a lasciare a terra ogni pensiero "quotidiano" e a concentrarmi sulla dimensione verticale, ma in compenso arrampico bene, cercando misura nei passi e continuità nei movimenti. Anche Dario, con un curioso taglio di capelli che ricorda le pettinature maschili longobarde, arrampica bene. Man mano che le difficoltà salgono sale il coinvolgimento e il piacere nell'arrampicata. Da qualche mese riesco ad essere costante negli allenamenti a Tae Kwon Do e ora ne vedo i risultati, mi muovo con elasticità, forza e sicurezza. La falesia comincia a riempirsi man mano che il sole si avvicina alle pareti e tra i nuovi arrivati una simpatica coppia di carinziani. La via dell'albero mi entusiasma; costretto dalla catena occupata a una deviazione finisco sulla via a lato appena salita e procedo con tale slancio che salto inconsapevolmente uno spit. Un certo entusiasmo corrobora a tal punto lo spirito che mi viene voglia di provare il 5c finale con un passaggio che ancora non riesco a risolvere in modo pulito. Il sole emerge di lato dalla parete e mi da la carica. Affronto come sempre il passaggio, mi fermo un attimo respinto, ma poi parto deciso e in un passo è superato. Termino la via baciato dal sole, recuperando i rinvii che non bastano a chiudere la via. Scendendo, da secondo, riprovo il passaggio provando un movimento che ho visto fare ad un altro arrampicatore tempo fa, prendendo il passaggio chiave di lato e riuscendo a superarlo con maggiore fluidità.
Archiviata la via, concludiamo la giornata arrampicando da secondo su crostutis. Il passaggio chiave su quelle due "crostutis" è ancora duro per le mie poco allenate dita, ma comunque con l'aiuto di Dario riesco a portarla fuori. Con le mani soddisfatte dalla fatica salutiamo le persone che ora stanno affollando la parete (tra queste Gianni) e scendiamo verso i nostri panini che consumiamo all'avvolgente abbraccio caldo del sole e gustando una fresca weizen "austriaca".
La giornata è un virgulto di primavera, ho arrampicato con slancio e continuità, trovando soddisfazione nelle vie più "difficili", anche arrampicando da secondo.


domenica 15 gennaio 2012

Vecchia Falesia quanto tempo è passato



Girano le gambe, i pedali, la corona e le ruote della mia bicicletta. Leggero e ben protetto dal freddo, grazie al mio abbigliamento tecnico (che fa davvero la differenza), vado a farmi un giretto in bici. Arrivo casualmente fino alla vecchia palestra di roccia di Faedis, ora dismessa per le giuste precauzioni prese dal suo proprietario. Noto subito che è stata da poco ripulita e disboscata; chissà cosa vogliono farne: magari riaprirla! Il cartello "proprietà privata" sbarra intanto il passaggio. Proprio qui ho arrampicato per la prima volta grazie a Emanuele, sottraendomi all'attenzione di mia mamma che ci aveva accompagnati, ma che non voleva che io salissi. Complice il freddo, che la spinse a rifugiarsi in macchina, riuscii ad arrampicare fino a metà parete da dove contento la salutai. Lei simulò severità, ma gridò "Brigante" tutta soddisfatta, almeno così mi parse. Giunsi fino ad una fessura quando Kuby, il "fotografo ufficiale" mi chiese di guardare in basso per una foto. Non l'avessi mai fatto! Di colpo tutta l'eccitazione coltivata per mesi e il sogno costruito con i film di Edlinger divennero un incubo. "Che ci faccio io qui, chi me l'ha fatto fare!" pensai. Decisi che a tutti costi sarei dovuto arrivare in cima e da là scendere per il sentiero: per nulla al mondo mi sarei affidato a quel sottile cordino da nove, che spariva lassù dietro un esile albero. La mia volontà, però, si frantumò contro la mia inesperienza e così dovetti arrendermi e farmi calare fino a terra. Quella fessura era ancora troppo per me, per la mia testa e per le mie scarpe da ginnastica. Eh sì, era proprio una palestra interessante e rapidamente raggiungibile da casa mia, peccato che non sia più utilizzabile. 
Ricordando pedalo verso Racchiuso e verso casa...

venerdì 6 gennaio 2012

Vento sferzante


Sono a metà parete della seconda via quotidiana. Le dita sono sempre più fredde, cerco di arrampicare con rapidità per tenere caldo il corpo quando da destra mi arriva una sferzata secca piena e improvvisa di vento. Una delle tante di oggi. Un vento forte picchia da nord e gira vorticosamente in questa appendice di montagna. Il bosco si piega improvviso e anticipa la carezza del vento che penetra nelle orecchie e nella testa fino in fondo al cuore. Del sole neanche parlarne, ma oggi abbiamo poco tempo, nel pomeriggio siamo tutti a vedere il pignarul domestico dallo zio Dario  che deve tornare presto a casa a preparare il tutto. Stamattina siamo rimasti indecisi fino all'ultimo, non riuscivamo a scegliere tra una camminata sul Brancot e una arrampicata nella facile e vicina falesia di Gemona. Alla fine per iniziare Carlo alla roccia, abbiamo deciso di venire qui ad arrampicare. Una scelta coraggiosa visto il vento e le temperature di oggi, ma nonostante tutto si dimostra abile e coraggioso. Il tempo incrina anche l'inossidabile e noto entusiasmo di Dario, ma mi viene concessa ancora una via. Così salgo veloce, scaldandomi le mani ad ogni rinvio, ma concatenando bene i movimenti, spinto e confuso dal vento. Condividendo esperienze con Carlo, appassionato conoscitore delle Dolomiti, scendiamo allungando il giro nel bosco e passando per le strade di Gemona dove figuranti in maschera popolano la piazza evocando colori e duelli medievali.

venerdì 30 dicembre 2011

Pal Grande due giorni dopo...


Eccoci qui, pronti e scalpitanti per una nuova escursione. La meta è la stessa di due giorni fa e lo è anche il percorso che conosco ormai a memoria: il tappeto di foglie morbide sotto gli scarponi, il bivio con la mulattiera che sale al Pal Piccolo, le casette abbandonate e quelle diroccate; il guado del ruscello, la confluenza nel sentiero che sale da Timau e la grande parete di roccia; le iscrizioni del 1916, l'uscita dal bosco, il ponticello di legno e il sentiero che gira verso la Creta di Timau; i resti delle caserme della Grande Guerra e infine, dopo gli ultimi tornanti, la Casera Pal Grande di sopra. Le condizioni metereologiche e la compagnia sono però diverse, nel freddo di questa giornata salgo con Federico, Cinzia e due nuovi amici: Marco e Ivan. Camminiamo a passo tranquillo, dilatando così la percezione di ciò che ci circonda, lasciando volume al fiato per chiacchierare. La neve caduta ieri non è abbondante come pensavamo e riusciamo a salire senza l'uso delle ciaspole che pesano, ora pare inutilmente, sulla nostra schiena. Federico, molto previdente, raccoglie legna da ardere lungo il sentiero, mentre io raccolgo un po' di resina da un abete come esca per accendere il fuoco. Usciti dal bosco il cielo si tinge di azzurro: pare che arrivi il bel tempo, ma in realtà in breve sale la nebbia e poco prima di arrivare alla casera ci coglie una bella nevicata a rendere più allegra la nostra passeggiata. Lungo il sentiero Ivan, che è sempre il primo della fila, trova una piccola talpa sorpresa mortalmente dal gelo. A Matilde racconterò di aver visto "Sweety", la talpa dei cartoni animati, mentre dormiva per il letargo invernale; sono sicuro che questa storia accenderà la sua curiosità per le passeggiate in montagna. Arrivati a destinazione troviamo riparo nel piccolo rifugio ricavato vicino alla casera. Federico e Cinzia, abili e attrezzati, accendono il fuoco così la temperatura si alza assieme al fumo che, fino a quando la canna fumaria non comincia a lavorare bene, disturba la nostra permanenza. Il rifugio è accogliente, non molto grande e quindi facilmente riscattabile; è dotato di 3 letti a castello, di una stufa e di un robusto tavolo. Attraverso la porta a vetri vediamo forti e rumorose folate di vento scompigliare la neve, poi d'improvviso un raggio di sole penetra attraverso la piccola finestra  e una lama di luce taglia il fumo dividendo in due la stanza. Al calore della stufa e del caffè d'orzo pranziamo, godendo delle nostre vivande. Dopo aver consumato buona parte di quello che ci siamo portati dietro, Ivan ed io decidiamo di salire alla cima del Pal Grande. Indossate le Ciaspole saliamo sulla neve vincendo a fatica l'inerzia prodotta dalla digestione. Il vento è monello, prima spazza la neve sulla Creta di Timau, poi gira e sbatte vorticoso contro la casera per poi coglierci di sorpresa sferzandoci prepotentemente. Dalla Cima il panorama soleggiato è splendido e a malincuore scendiamo verso la casera dove alcuni ragazzi, avanguardie di una compagnia di amici che passerà quassù il capodanno, sono arrivati a sistemare il posto. Preparati armi e bagagli scendiamo verso valle, il tempo sembra cambiare di nuovo e il freddo si fa sentire. Scendiamo con le ciaspole, anche "Capriolo" con il suo modello nuovo fiammante. Cammina, cammina, cammina arriviamo alla fine del sentiero verso il tramonto; la luna risplende contro l'azzurro freddo del cielo, mentre verso ovest le nuvole si accendono di un rosso fuoco, l'aria si fa più calma e avvolgente, prima di lasciare spazio al freddo della notte.

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mercoledì 28 dicembre 2011

Pal Grande...






Dario mi accoglie in pigiama, tutto intento a raccattare il necessario per la camminata: scarponi,vestiti, impicci e imbrogli. Il tutto viene ficcato in uno zaino selezionato per l'occasione, tra i primi che capitano tra le mani. Dopo il caffè partiamo e intorno alle 10 stiamo già salendo su di un tappeto morbido di foglie diretti alla Casera Pal Grande di sopra. Dario cammina spedito di gran passo, io stento a tenere il suo ritmo. Il sole ci accompagna piacevolemente fino a quando, superate alcune casette, raggiungiamo un piccolo guado e i resti del ponte che lo sovrastava. La neve si comincia a vedere intorno all'incrocio con il sentiero 402 che sale da Timau. Camminando ci scaldiamo e solo quando ci fermiamo per prendere fiato sentiamo la temperatura fredda del bosco. Dopo essere passato sotto una parete di roccia il sentiero sale ripido tra sassi e rocce, alcune di queste recano iscrizioni lasciate dai soldati nella prima guerra mondiale come la commovente "mamma ritornerò". Usciti dal bosco la neve si fa più copiosa. il sentiero è battuto e si cammina sempre senza fatica. Riusciamo finalmente a vedere il sole, ma l'ombra di un monte verso sud non ci permette di goderne. L'ambiente è splendido, ma stare al passo di Dario mi impegna molto, così penso alla prova che ha sopportato Ilaria su questi stessi sentieri seguendomi nella sua prima esperienza alpina alcuni anni orsono.
Alcuni giovani soldati della grande guerra sorridono nelle foto esposte efficacemente nei pressi dei resti di alcuni edifici militari, proprio li dove sono state scattate. La neve si fa sempre più abbondante man mano che si sale, ma mai davvero alta, tanto che non mettiamo mai le ghette, anche se qualche volta un po di neve entra negli scarponi.
La creta di Timau si staglia contro il cielo azzurro. Giunti alla casera firmiamo il registro, ma spinti dall'inesauribile entusiasmo di Dario decidiamo di salire sulla cima del Pal Grande dove alcuni ragazzi ci hanno preceduto.  Poco sotto la vetta ci godiamo il sole e alcuni wafer comodamente seduti su di un sasso che emerge dalla neve: abbiamo proprio bisogno di zuccheri! Rinfrancati puntiamo dritti verso la cima. Qui seduti sui resti delle trincee che emergono dalla neve mangiamo i tramezzini buonissimi che ci ha preparato Ilaria. Il sole ci scalda e illumina lo splendido panorama  che ci circonda: il Coglians verso ovest, alle nostre spalle la creta di Timau, dove siamo stati quest'estate, e tante altre montagne imbiancate dalla neve. Dopo le foto di rito scendiamo seguendo le tracce lungo le trincee lasciate dai ragazzi che ci hanno preceduto e prendiamo rapidamente la via di casa. Anche in discesa Dario ha un passo rapidissimo, ma questo non mi impedisce di fermarmi spesso ad ammirare la luce che cambia sulle pareti nord della creta. Scendendo incrociamo due ragazzi che salgano per passare una notte alla casera; vogliono proseguire domani verso la Casera Pramosio, ma sapremo poi che si fermeranno davanti ad un tratto ghiacciato non percorribile in sicurezza senza ramponi.
Alle 14,30 chiamo Ilaria per avvisarla che siamo già in macchina diretti verso casa, grazie alla rapidità dello zio Dario che anche in discesa è rapido e indomabile, ciò che mi sembrava lontano e lungo ora mi appare vicino e a portata di mano. La passeggiata è stata "breve", ma intensa e la splendida giornata volge al termine. Normalmente a questo punto mi prende una sorta di malinconia, ma non oggi perché tra due giorni sarò di nuovo qui pronto per salire ancora...


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sabato 10 dicembre 2011

L'equilibrista




Strappata alle ore serrate e costrette delle ultime quotidianità, improvvisata grazie alla consueta prontezza di Dario e rispettosa del tradizionale anniversario della mia nascita, una passeggiata appare in questo mio pomeriggio. La meta è quella del vicino monte Joanaz, desiderata fin dalla nascita di Matilde, quando dai finestroni dell'ospedale godevo dello splendido panorama sui monti che cingono la pianura friulana. Alle due di pomeriggio siamo già alle bocchette di Sant'Antonio, dove, nei giorni di "Caporetto", un soldato "improvvisatosi mitragliere" tenne in scacco per 36 ore l'avanzata di alcuni reparti austriaci, così come mio padre raccontò a mio fratello e a me molti anni fa durante la mia prima gita in questo luogo.
Nella discreta temperatura odierna saliamo verso la cima, prima lungo le pendici erbose e poi nel fitto bosco. Il sentiero non è ben segnalato, ma è facile seguire i solchi profondi nel fango e i segni sulle radici denudate lasciati dai ciclisti che si lanciamo a rotta di colla giù per questa viscida discesa.
Lungo il percorso si notano molte postazioni militari, residuo della guerra fredda.  Il sentiero prosegue fino ad incrociare una comoda strada sterrata. Da li in breve, superate le antenne di alcuni ripetitori, siamo sulla cima morbida ed erbosa del monte, a godere del panorama che ci circonda.
Con gli scarponi che impediscono la mia agilità, cerco l'equilibrio camminando su un teso cavo d'acciaio, così come cerco di fare tra le mille cose, voci, lavori, richieste e brutte notizie su cari amici che riempiono fitte le mie giornate. Queste sembrano pagine senza margini dove è difficile trovare spazio per scrivere qualcosa, se non tra le righe, e dove bisogna leggere con il fiato corto.
Dopo aver mangiato una fetta di pandoro godendo del panorama nuvoloso verso valle e del sole che contende sprazzi di cielo alle nuvole, torniamo verso casa.

sabato 26 novembre 2011

Salvia e magnesite



Questa è la terza volta che vado a Trieste ad arrampicare. La prima volta per tenere fede all’impegno preso con il mio amico Emanuele, nonostante il mio stomaco sottosopra che mi impedì di poterlo fare,la seconda, sempre con lui, in fuga dalla pioggia che ci concesse solo una via prima di costringerci a riparare sotto un tetto di una via difficile ed oggi, la terza appunto,decidiamo di andare in Napoleonica per cambiare un po’ le nostre abitudini. Lasciata la macchina prendiamo un sentiero che scende verso il settore chiamato “parallele”. Il panorama è splendido sul golfo di Trieste, dove enormi petroliere sembrano sospese nel cielo. Caliamo lungo le tracce vaghe del sentiero, ma non troviamo la strada giusta e scendiamo troppo. Risaliamo come possiamo tra rovi e alberelli fino a raggiungere nuovamente il parcheggio. Dopo aver perso tanto tempo troviamo un’altra traccia che finalmente ci porta al settore che ci appare improvvisamente pieno di climber. Per fortuna riusciamo ad arrampicare su alcune vie libere. La confusione impera in varie lingue. La temperatura è ottima, non c’è vento e si sta bene in maniche corte. Le vie sono facili, ricche di prese per le mani, ma non mi piacciono molto. Avrei voglia di provare qualcosa di più impegnativo, ma le vie alla mia portata sono tutte occupate, spesso sempre dalla stessa cordata per ore. Quando raggiungiamo la catena ci voltiamo ammirati a vedere il panorama che si srotola alle nostre spalle. Il sole si riflette nel mare, il profumo di salsedine si confonde con quello del bosco e delle piante come la specie di Salvia che emana il suo aroma particolare ed é alla base della falesia. Il tempo corre e dobbiamo andare. Risaliamo seguendo una traccia a caso fino al parcheggio dove pranziamo con i nostri panini ammirando  il panorama che si vede dalla famosa passeggiata della Napoleonica. La giornata è stata bella anche se l’arrampicata non è stata di grande soddisfazione.

sabato 12 novembre 2011

Sopralluogo al rifugio sopra Braulins


In mezz'ora sono a Braulins, lascio l'auto nel parcheggio del cimitero e proseguo sul comodo sentiero che sale lungo il bosco coperto dalle foglie dell'autunno maturo. In poco più di un quarto d'ora sono al delizioso rifugio che un mio collega mi ha consigliato. Il posto è proprio carino e ben tenuto, l'ideale per brevi gite con amici con i quali mangiare castagne cotte sul fuoco della stufa a legna. Poco sotto il rifugio un balcone si apre sul Tagliamento e su uno splendido panorama che mi gusto comodamente seduto su uno dei quattro ceppi ben posizionati per assistere allo spettacolo. La discesa è ancora più veloce alle luci del tramonto che arriva sempre prima ogni giorno che passa...





martedì 1 novembre 2011

Verso la casera e oltre...



La brumosa foschia sopra il Tagliamento e lo scoiattolo nero che ci attraversa la strada già danno alla giornata un sapore speciale. A sella Chiampon sentiamo l'umido salire dal basso, dalla terra fin dentro le ossa e solo il calore della marcia attraverso il bosco tinto di tutti i gialli, gli aranci, i verdi e i marroni, riesce pian piano ad asciugarci. La salita oggi scorre veloce sotto i nostri piedi, la montagna sprofonda verso il basso, mentre noi ci eleviamo verso la casera Palis e oltre verso il cielo. Oggi il sole splende luminoso e ne godiamo appieno uscendo dal bosco sotto le ripidi pendici di ponente del monte Verzegnis. Arrivati quasi senza accorgerci alla casera decidiamo di proseguire per provare a raggiungere la cima erbosa che la sovrasta. Lasciata la mulattiera proseguiamo lungo il sentiero che taglia la costa erbosa del monte. I colori sono sempre più intensi sullo sfondo azzurro del cielo e del giallo secco del costone erboso. Un larice solitario illumina la scena con il suo giallo fiammeggiante, mentre qua e là si nota il grigio caldo delle rocce sedimentarie tra le quali spero di trovare un fossile da portare alla mia piccola Matilde. Sullo stesso stretto sentiero a mezza costa ci supera un ciclista che, pedalata dopo pedalata, prosegue vero una meta a noi sconosciuta.
Il sentiero, infatti, non porta alla cima ma prosegue oltre. Decido, così, di raggiungere una croce che segna una anticima erbosa, salendo direttamente sulle ripide coste del monte. Da lì, in silenzio mi godo il respiro che rallenta dopo la fatica della salita e l'avvolgente panorama sulle valli e alpi carniche e sulle cime frastagliate delle dolomiti in lontananza. Dopo essere riemerso dalla mia contemplazione ridiscendo rapidamente verso i miei amici, sempre stati in contatto radio con me, che mi aspettano per una pausa lungo il sentiero.
Tornati alla Casera, Cinzia si cimenta con successo nell'accensione del fuoco con un acciarino e  richiamati dal sole ci sediamo su una panca all'aperto, dove, su di un improvvisato tavolino di legno, ci gustiamo  pane e mortadella. Comodamente esposti al sole ci rilassiamo lasciando evaporare i nostri pensieri, non sempre felici di questi tempi.
Appena il sole scende troppo e il freddo comincia a mordere decidiamo di scendere lungo il bosco che ci avvolge e ci accompagna con colori ancora diversi nella luce di questa sera.
Ora protetti dall'automobile scivoliamo di nuovo verso valle e verso la pianura, con le gambe indolenzite e i pensieri ripuliti al setaccio della natura.

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lunedì 31 ottobre 2011

Papà perché vai così in alto?

Papà fammi sicura...

Papà perché vai così in alto? La mia piccola Matilde è incuriosità dal mio salire su questa unica via, rubata a questa gita austriaca, in questa piccola palestra di roccia nel paesino di Arnoldstein. Appena scendo anche lei vuole subito provare ben protetta dal suo papà. Vorrei provarne un'altra ma fa troppo freddo e umido per le recenti ripetute otiti della mia piccolina. Ilaria è stata molto brava e con un po di pratica potrebbe farmi sicura ovunque. Chissà!

domenica 30 ottobre 2011

Autunno a S. Agnese



Questo pomeriggio accompagno con gran piacere Carla a fare una passeggiata a Sella S. Agnese, per assaporare i colori dell'autunno e per esaudire un suo desiderio. Il suo entusiasmo lungo il percorso è rigoglioso,  affronta la salita senza fatica, dimostrando di poter ambire a percorsi più lunghi e faticosi. 
Lascio alle sue parole il racconto della passeggiata:

M’incammino verso la”Sella di Sant’Agnese” senza conoscerne la distanza e questo mi piace.
Sono insieme a Marco che ama la montagna da sempre e si emoziona quando gli racconto
l’incontro. Che bello risentire il profumo del bosco ed intravedere il sole tra gli alberi!
Sì amo i colori delle foglie che abbracciano i rami che si  porgono dai  tronchi eleganti.
Scatto foto con lodi. Mi piace ringraziare i paesaggi. So che mi faranno sembrare una
brava fotografa ! Magia della natura boscaiola!
Arriviamo in alto la montagna ci abbraccia sul prato enorme. Una chiesetta ci attende.
Leggo che il film “La grande guerra” di Mario Monicelli è stato girato dove siamo noi.
Penso di rivederlo con la gioia di aver scoperto questo luogo bellissimo.
Scendiamo con il tramonto sulla destra che ascolta i nostri discorsi.
Lasciamo Gemona, rimangono le immagini e la sospensione di due ore da incastonare.
Grazie Marco.


P.S.
Ilaria non ha preso da sua mamma! ; (

sabato 15 ottobre 2011

Pane, mortadella e magnesite



Dopo la bella gita in Austria di ieri oggi continua il lungo fine settimana, sotto una splendida luce e con temperature che si fanno giorno dopo giorno più rigide, con una solare arrampicata ad Anduins
L'ultima volta che siamo stati qui non è andata molto bene e sono stato costretto a ridimensionare le mie aspettative, ma oggi arrampico sereno godendomi solo la giornata e non imponendomi nulla aldilà di quello che sento di tentare. La notte non è andata benissimo a causa di Matilde che ancora non si è ripresa completamente dall'otite e questo pesa un sul mio umore, generalmente più "allegro". Affronto con decisione e tranquillità la prima via che usiamo per scaldarci. Salgo un po' lento e rigido, ma tutto sommato meglio di quanto credessi. Anche Dario paga un po' la lunga assenza da queste pareti, ma arriva velocemente fino alla catena. Calata la corda dall'alto provo un 5a che temo di affrontare da primo: la salita si fa fluida e continua e riesco ad uscirne senza difficoltà. Dopo aver faticato su l'ucelut, un altro 5a impegnativo, scendiamo e ci concediamo una merenda a base di bomboloni alla crema, aspettando che si liberino le vie che vogliamo salire. Sopra le nostre teste gira e fischia una coppia di poiane (credo) e il sole scalda la pelle e le ossa. Nell'attesa consulto nuovamente la tabella, esposta sotto la tettoia del parcheggio, che assegna alle vie gradi più alti di quelli riportati nelle guide e che credo più vicini al loro grado effettivo. Appena possibile saliamo su fraidomania: arrampico con tranquilita e una certa precisione che verifico anche nel passaggio più impegnativo superato in velocità. Anche Dario con qualche aiuto arriva fino in cima. L'ultima via che ci concediamo è rosolio un 5a che non ricordo bene. Seguendo le indicazioni scritte sulla roccia mi trovo ad aggirare la partenza su vecchi spit, proseguo poi sulla parte centrale con decisione, ma mai in modo avventato, divertendomi prima delle difficoltà dell'uscita finale.
Una volta sceso le mani e le braccia dolcemente affaticate sottolineano la soddisfazione di questa giornata. Quando anche Dario arriva in catena decidiamo di chiudere in bellezza con i nostri panini alla mortadella e una buona n. 10 fatta in casa, declinando per questo l'invito di un giornalista di Tele Capodistria, impegnato nella realizzazione di un documentario sulla zona, che voleva filmare alcuni climber in azione.
Chiude la giornata una farfalla che si posa leggera sulle mie dita irrobustite dalla dura roccia, ghiotta dei residui di pane, mortadella o forse, chissà, di magnesite.


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domenica 2 ottobre 2011

ombre blu


In questi giorni straordinari, che pare non si ripetano da 50 anni, dove l'estate non sembra ancora finita, la luce e le temperature invitano a stare all'aria aperta. Avrei voluto andare a camminare in montagna, ma me ne è mancato il tempo, così scegliamo di andare qualche ora a Gemona ad arrampicare. Sulle prime vie salgo timidamente, il ginocchio non fa troppo male e,così, riesco ben presto a prendere il ritmo. Sulla penultima via riesco a concatenare dei movimenti in modo tale da scenderne soddisfatto. Anche Dario arrampica sempre alla grande e siamo orami pronti a tornare a casa. È giunta ormai l'ora del tramonto. Il sole si appresta a scomparire dietro le montagne che fronteggiano Gemona verso ovest. In falesia non c'è più nessuno, la parete improvvisamente si infiamma d'arancio contro il cielo azzurro e profondo. Decidiamo così di arrampicare ancora in questa luce meravigliosa, tipica delle belle giornate invernali, ma scaldata da temperature estive. Salgo così senza alcuna fatica avvolto da un' atmosfera magica, la mia lunga ombra blu si proietta contro la parete e mi segue in tutti i miei passi. Grazie a  questa atmosfera irreale arrivo in catena ed è li che vedo il sole scomparire definitivamente laggiù oltre l'orizzonte, la parete si spegne e rimango li sospeso in questo confine che segna in questo modo meraviglioso la fine del nostro pomeriggio. Quest'anno é la seconda volta  che a Gemona riesco a provare emozioni speciali:  la prima grazie alla pioggia che ha lavato in profondità Edison e me e poi oggi con questa luce e questa temperatura che ci hanno avvolto e accolto.

sabato 10 settembre 2011

Benvenuti sul Dario express. Ferma a: Cima Avostanis e Creta di Timau.





Dopo le vacanze in Umbria, dove il tempo è sempre splendente, mi sembra strano doverlo sottolineare, ma questo secondo sabato di settembre offre un tempo ideale per una attesa e desiderata escursione alpina.
Alla Casera Pramosio si respira una certa allegria tra gli scalatori, gli amici, le famiglie e i bambini che scalpitano per l'avventura. Verso le nove e mezza ci avviamo verso Cima Avostanis, Dario parte subito deciso, con un passo rapido e inesorabile che io faccio fatica a seguire. Dopo aver superato molti escursionisti, che invidio non poco per la loro lentezza, chiedo a Dario di rallentare un po' se non vuole vedermi crollare stramazzato al suolo. Il paesaggio è splendido e ogni tanto ci fermiamo per ammirarlo, per scattare qualche foto alle mucche che ruminano serene o a una marmotta che sbuca da una tana, per rinfrescarci nelle acque di un gelido ruscello e per tirare il fiato. Dopo circa un'ora siamo al lago. Qui un bambino e suo papà pescano felici i salmerini che vengono subito liberati, mentre Dario scopre tristemente di non poter pescare con le esche a sua disposizione.
Lasciato lo splendido scenario procediamo verso la Cima Avostanis lungo comodo sentiero che sale alla destra delle pareti sulle quali stanno arrampicando alcuni alpinisti.
Il programma di oggi prevedeva di arrivare alla cima Avostanis per rientrare al Lago dopo un giro ad anello, ma quando Dario vede in lontananza la cima della Creta di Timau mi propone di raggiungerla, così dopo una breve merenda sulla sommità della Cima di Avostinis, procediamo dritti verso la nuova meta. Lungo il sentiero troviamo le gallerie che offrirono a mio fratello e a me rifugio da un temporale, dal quale siamo scappati lasciando i compagni più lenti indietro, lungo la ripida salita che sale dal Pal Grande. La stessa salita, credo con maggiore angoscia, fu percorsa nella guerra da soldatini ungheresi, falcidiati a pochi passi dalla cima dal fuoco italiano, che li ributto rotolanti verso la fine, sacrificati all'orgoglio di chi ben protetto se ne stava ad ammirare la manifestazione della propria superbia.
Ritrovato con un po' di incertezza il sentiero che avevamo abbandonato per seguire le trincee della dorsale e che ora sale ripido e sottile su una cimetta da superarare, proseguiamo verso la Creta di Timau. Le mie gambe cominciano a sentire la fatica a causa della lunga inattività estiva, ma la volontà di Dario e gli splendidi scorci su lago e sulle pareti che si aprono man mano che saliamo di quota mi spronano. I piedi stranamente subiscono la durezza degli scarponi (è troppo che non li uso), ma per fortuna il ginocchio non mi da fastidio. Mentre da sud salgono nubi bianche, attraverso una breve ferratina, arriviamo in cima.
Dopo la foto di rito, ci godiamo i nostri panini con la mortadella, l'aria pulita e il profondo e pervasivo silenzio, rotto solo dal vento e dai rintocchi della campanella che facciamo tintinnare più volte. Da qui la Casera Pal Grande è piccola piccola, da laggiù anni fa ho scattato una foto che amo particolarmente al monte su cui sono ora. Laggiù, forse per sempre, ho fatto odiare la montagna a Ilaria, sottoponendola al peso di una lunga marcia e di uno zaino eccessivo.
Attraverso un sentiero alternativo giungiamo al lago dove visitiamo la casera prima di scendere. Lungo la mulattiera incrociamo altri papà con i loro bambini affardellati a dovere che salgono per una notte in sacco a pelo alla del lago.
Giunti all'automobile, mentre le cime salite oggi scompaiono dietro le nuvole, ci rinfreschiamo con un’amarissima n.9.
Mentre guido chiacchierando con Dario comincio a sentire i segni che la giornata ha lasciato sui miei muscoli, sulla mia pelle abbronzata e nella mia testa che sente il dolce peso della passeggiata.

sabato 13 agosto 2011

Arrampicata d'Agosto




Signore indecise sugli acquisti da fare al bancone dei salumi si attardano mentre Dario mi aspetta fuori in macchina. Presa la "mortazza" e il pane per il pranzo ripartiamo verso Gemona per una giornata di arrampicata. I ritmi vacanzieri non hanno ancora spazzato via la tensione accumulata, ma comunque riesco a godere della giornata con una insolita  tranquillità. Lasciata l'auto di Dario sotto l'ombra di un albero saliamo alla parete. Le prime vie sono occupate così cominciamo con la "blu" per proseguire sulle successive tre. La compagnia di climber è allegra, ci sono alcuni ragazzi e un paio di signori romagnoli con i quali condivido la mia conoscenza di Bologna e ai quali chiedo informazioni su dove andare a mangiare e sulla falesia di arrampicata di Badolo a Sasso Marconi. Arrampico discretamente, impedito nei movimenti dal mio ginocchio "bruciante", ma senza grande armonia. Concludiamo la giornata con le due vie che sono normalmente il nostro riscaldamento e scendiamo verso i nostri panini accompagnati con una ottima e fresca n. 10.