La brumosa foschia sopra il Tagliamento e lo scoiattolo nero che ci attraversa la strada già danno alla giornata un sapore speciale. A sella Chiampon sentiamo l'umido salire dal basso, dalla terra fin dentro le ossa e solo il calore della marcia attraverso il bosco tinto di tutti i gialli, gli aranci, i verdi e i marroni, riesce pian piano ad asciugarci. La salita oggi scorre veloce sotto i nostri piedi, la montagna sprofonda verso il basso, mentre noi ci eleviamo verso la casera Palis e oltre verso il cielo. Oggi il sole splende luminoso e ne godiamo appieno uscendo dal bosco sotto le ripidi pendici di ponente del monte Verzegnis. Arrivati quasi senza accorgerci alla casera decidiamo di proseguire per provare a raggiungere la cima erbosa che la sovrasta. Lasciata la mulattiera proseguiamo lungo il sentiero che taglia la costa erbosa del monte. I colori sono sempre più intensi sullo sfondo azzurro del cielo e del giallo secco del costone erboso. Un larice solitario illumina la scena con il suo giallo fiammeggiante, mentre qua e là si nota il grigio caldo delle rocce sedimentarie tra le quali spero di trovare un fossile da portare alla mia piccola Matilde. Sullo stesso stretto sentiero a mezza costa ci supera un ciclista che, pedalata dopo pedalata, prosegue vero una meta a noi sconosciuta.
Il sentiero, infatti, non porta alla cima ma prosegue oltre. Decido, così, di raggiungere una croce che segna una anticima erbosa, salendo direttamente sulle ripide coste del monte. Da lì, in silenzio mi godo il respiro che rallenta dopo la fatica della salita e l'avvolgente panorama sulle valli e alpi carniche e sulle cime frastagliate delle dolomiti in lontananza. Dopo essere riemerso dalla mia contemplazione ridiscendo rapidamente verso i miei amici, sempre stati in contatto radio con me, che mi aspettano per una pausa lungo il sentiero.
Tornati alla Casera, Cinzia si cimenta con successo nell'accensione del fuoco con un acciarino e richiamati dal sole ci sediamo su una panca all'aperto, dove, su di un improvvisato tavolino di legno, ci gustiamo pane e mortadella. Comodamente esposti al sole ci rilassiamo lasciando evaporare i nostri pensieri, non sempre felici di questi tempi.
Appena il sole scende troppo e il freddo comincia a mordere decidiamo di scendere lungo il bosco che ci avvolge e ci accompagna con colori ancora diversi nella luce di questa sera.
Ora protetti dall'automobile scivoliamo di nuovo verso valle e verso la pianura, con le gambe indolenzite e i pensieri ripuliti al setaccio della natura.
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