sabato 10 dicembre 2011

L'equilibrista




Strappata alle ore serrate e costrette delle ultime quotidianità, improvvisata grazie alla consueta prontezza di Dario e rispettosa del tradizionale anniversario della mia nascita, una passeggiata appare in questo mio pomeriggio. La meta è quella del vicino monte Joanaz, desiderata fin dalla nascita di Matilde, quando dai finestroni dell'ospedale godevo dello splendido panorama sui monti che cingono la pianura friulana. Alle due di pomeriggio siamo già alle bocchette di Sant'Antonio, dove, nei giorni di "Caporetto", un soldato "improvvisatosi mitragliere" tenne in scacco per 36 ore l'avanzata di alcuni reparti austriaci, così come mio padre raccontò a mio fratello e a me molti anni fa durante la mia prima gita in questo luogo.
Nella discreta temperatura odierna saliamo verso la cima, prima lungo le pendici erbose e poi nel fitto bosco. Il sentiero non è ben segnalato, ma è facile seguire i solchi profondi nel fango e i segni sulle radici denudate lasciati dai ciclisti che si lanciamo a rotta di colla giù per questa viscida discesa.
Lungo il percorso si notano molte postazioni militari, residuo della guerra fredda.  Il sentiero prosegue fino ad incrociare una comoda strada sterrata. Da li in breve, superate le antenne di alcuni ripetitori, siamo sulla cima morbida ed erbosa del monte, a godere del panorama che ci circonda.
Con gli scarponi che impediscono la mia agilità, cerco l'equilibrio camminando su un teso cavo d'acciaio, così come cerco di fare tra le mille cose, voci, lavori, richieste e brutte notizie su cari amici che riempiono fitte le mie giornate. Queste sembrano pagine senza margini dove è difficile trovare spazio per scrivere qualcosa, se non tra le righe, e dove bisogna leggere con il fiato corto.
Dopo aver mangiato una fetta di pandoro godendo del panorama nuvoloso verso valle e del sole che contende sprazzi di cielo alle nuvole, torniamo verso casa.

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