venerdì 30 dicembre 2011
Pal Grande due giorni dopo...
Eccoci qui, pronti e scalpitanti per una nuova escursione. La meta è la stessa di due giorni fa e lo è anche il percorso che conosco ormai a memoria: il tappeto di foglie morbide sotto gli scarponi, il bivio con la mulattiera che sale al Pal Piccolo, le casette abbandonate e quelle diroccate; il guado del ruscello, la confluenza nel sentiero che sale da Timau e la grande parete di roccia; le iscrizioni del 1916, l'uscita dal bosco, il ponticello di legno e il sentiero che gira verso la Creta di Timau; i resti delle caserme della Grande Guerra e infine, dopo gli ultimi tornanti, la Casera Pal Grande di sopra. Le condizioni metereologiche e la compagnia sono però diverse, nel freddo di questa giornata salgo con Federico, Cinzia e due nuovi amici: Marco e Ivan. Camminiamo a passo tranquillo, dilatando così la percezione di ciò che ci circonda, lasciando volume al fiato per chiacchierare. La neve caduta ieri non è abbondante come pensavamo e riusciamo a salire senza l'uso delle ciaspole che pesano, ora pare inutilmente, sulla nostra schiena. Federico, molto previdente, raccoglie legna da ardere lungo il sentiero, mentre io raccolgo un po' di resina da un abete come esca per accendere il fuoco. Usciti dal bosco il cielo si tinge di azzurro: pare che arrivi il bel tempo, ma in realtà in breve sale la nebbia e poco prima di arrivare alla casera ci coglie una bella nevicata a rendere più allegra la nostra passeggiata. Lungo il sentiero Ivan, che è sempre il primo della fila, trova una piccola talpa sorpresa mortalmente dal gelo. A Matilde racconterò di aver visto "Sweety", la talpa dei cartoni animati, mentre dormiva per il letargo invernale; sono sicuro che questa storia accenderà la sua curiosità per le passeggiate in montagna. Arrivati a destinazione troviamo riparo nel piccolo rifugio ricavato vicino alla casera. Federico e Cinzia, abili e attrezzati, accendono il fuoco così la temperatura si alza assieme al fumo che, fino a quando la canna fumaria non comincia a lavorare bene, disturba la nostra permanenza. Il rifugio è accogliente, non molto grande e quindi facilmente riscattabile; è dotato di 3 letti a castello, di una stufa e di un robusto tavolo. Attraverso la porta a vetri vediamo forti e rumorose folate di vento scompigliare la neve, poi d'improvviso un raggio di sole penetra attraverso la piccola finestra e una lama di luce taglia il fumo dividendo in due la stanza. Al calore della stufa e del caffè d'orzo pranziamo, godendo delle nostre vivande. Dopo aver consumato buona parte di quello che ci siamo portati dietro, Ivan ed io decidiamo di salire alla cima del Pal Grande. Indossate le Ciaspole saliamo sulla neve vincendo a fatica l'inerzia prodotta dalla digestione. Il vento è monello, prima spazza la neve sulla Creta di Timau, poi gira e sbatte vorticoso contro la casera per poi coglierci di sorpresa sferzandoci prepotentemente. Dalla Cima il panorama soleggiato è splendido e a malincuore scendiamo verso la casera dove alcuni ragazzi, avanguardie di una compagnia di amici che passerà quassù il capodanno, sono arrivati a sistemare il posto. Preparati armi e bagagli scendiamo verso valle, il tempo sembra cambiare di nuovo e il freddo si fa sentire. Scendiamo con le ciaspole, anche "Capriolo" con il suo modello nuovo fiammante. Cammina, cammina, cammina arriviamo alla fine del sentiero verso il tramonto; la luna risplende contro l'azzurro freddo del cielo, mentre verso ovest le nuvole si accendono di un rosso fuoco, l'aria si fa più calma e avvolgente, prima di lasciare spazio al freddo della notte.
GALLERIA FOTOGRAFICA
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