Dario mi accoglie in pigiama, tutto intento a raccattare il necessario per la camminata: scarponi,vestiti, impicci e imbrogli. Il tutto viene ficcato in uno zaino selezionato per l'occasione, tra i primi che capitano tra le mani. Dopo il caffè partiamo e intorno alle 10 stiamo già salendo su di un tappeto morbido di foglie diretti alla Casera Pal Grande di sopra. Dario cammina spedito di gran passo, io stento a tenere il suo ritmo. Il sole ci accompagna piacevolemente fino a quando, superate alcune casette, raggiungiamo un piccolo guado e i resti del ponte che lo sovrastava. La neve si comincia a vedere intorno all'incrocio con il sentiero 402 che sale da Timau. Camminando ci scaldiamo e solo quando ci fermiamo per prendere fiato sentiamo la temperatura fredda del bosco. Dopo essere passato sotto una parete di roccia il sentiero sale ripido tra sassi e rocce, alcune di queste recano iscrizioni lasciate dai soldati nella prima guerra mondiale come la commovente "mamma ritornerò". Usciti dal bosco la neve si fa più copiosa. il sentiero è battuto e si cammina sempre senza fatica. Riusciamo finalmente a vedere il sole, ma l'ombra di un monte verso sud non ci permette di goderne. L'ambiente è splendido, ma stare al passo di Dario mi impegna molto, così penso alla prova che ha sopportato Ilaria su questi stessi sentieri seguendomi nella sua prima esperienza alpina alcuni anni orsono.
Alcuni giovani soldati della grande guerra sorridono nelle foto esposte efficacemente nei pressi dei resti di alcuni edifici militari, proprio li dove sono state scattate. La neve si fa sempre più abbondante man mano che si sale, ma mai davvero alta, tanto che non mettiamo mai le ghette, anche se qualche volta un po di neve entra negli scarponi.
La creta di Timau si staglia contro il cielo azzurro. Giunti alla casera firmiamo il registro, ma spinti dall'inesauribile entusiasmo di Dario decidiamo di salire sulla cima del Pal Grande dove alcuni ragazzi ci hanno preceduto. Poco sotto la vetta ci godiamo il sole e alcuni wafer comodamente seduti su di un sasso che emerge dalla neve: abbiamo proprio bisogno di zuccheri! Rinfrancati puntiamo dritti verso la cima. Qui seduti sui resti delle trincee che emergono dalla neve mangiamo i tramezzini buonissimi che ci ha preparato Ilaria. Il sole ci scalda e illumina lo splendido panorama che ci circonda: il Coglians verso ovest, alle nostre spalle la creta di Timau, dove siamo stati quest'estate, e tante altre montagne imbiancate dalla neve. Dopo le foto di rito scendiamo seguendo le tracce lungo le trincee lasciate dai ragazzi che ci hanno preceduto e prendiamo rapidamente la via di casa. Anche in discesa Dario ha un passo rapidissimo, ma questo non mi impedisce di fermarmi spesso ad ammirare la luce che cambia sulle pareti nord della creta. Scendendo incrociamo due ragazzi che salgano per passare una notte alla casera; vogliono proseguire domani verso la Casera Pramosio, ma sapremo poi che si fermeranno davanti ad un tratto ghiacciato non percorribile in sicurezza senza ramponi.
Alle 14,30 chiamo Ilaria per avvisarla che siamo già in macchina diretti verso casa, grazie alla rapidità dello zio Dario che anche in discesa è rapido e indomabile, ciò che mi sembrava lontano e lungo ora mi appare vicino e a portata di mano. La passeggiata è stata "breve", ma intensa e la splendida giornata volge al termine. Normalmente a questo punto mi prende una sorta di malinconia, ma non oggi perché tra due giorni sarò di nuovo qui pronto per salire ancora...
GALLERIA FOTOGRAFICA



1 commenti:
ma nooo. due volte i due giorni ma con meteo differenti.
MaNaRiE
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